Anticipazione da «Domenica Il Sole 24Ore»
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Questo è sinteticamente quello che ho ricavato dal lavoro che ho fatto a teatro, un lavoro che faccio da ventisette anni. Al cinema ho iniziato da molto meno, ma intanto una cosa che ho capito è questo abuso sacrosanto da parte del regista nei confronti dell'attore. Perché il regista pensa a te prima di dirtelo, quando scrive: ti usa e poi ti lavora durante il montaggio. Quindi comunque abusa. Ora, è chiaro che io lavoro con registi con cui cerco di condividere un profilo intellettuale e artistico, e quindi c'è una collaborazione già in sede di sceneggiatura. Però l'aspetto di imprevedibilità sul tuo esercizio di attore è enorme, perché alla fine il regista si piglia tutto, se lo porta a casa, e se lo monta. È come cadere involontariamente in un romanzo.
Dal volume di Servillo Toni e Gianfranco Capitta, «Interpretazione e creatività nel mestiere dell'attore», Laterza, collana «I libri del festival della mente»